Telegram, un nuovo modo di comunicare in sicurezza

scritto da Fabio

Le chat-app e le app di instant messaging negli ultimi anni, con la definitiva esplosione della comunicazione mobile e degli smartphone di nuova generazione, si sono moltiplicate in tutte le parti del mondo, cercando di prendersi una fetta di mercato. Ad oggi il dominio rimane di Whatsapp che conta 900 milioni di iscritti e smista 30 miliardi di messaggi ogni giorno, ma i concorrenti non mancano: dalla cinese WeChat alla giapponese Line passando per coreana Kakao Talk, tutte nei rispettivi paesi di nascita hanno trovato terreno fertile, senza però riuscire in un'espansione globale. Chi ci è riuscito, invece, è Telegram che nell'ultimo anno ha vissuto una crescita esponenziale, arrivando a quota 60 milioni circa di utenti attivi mensilmente e 12 miliardi di messaggi inviati ogni giorno!

Creata dai fratelli Nikolai e Pavel Durov, i fondatori del social network russo VKontakte, l'app ha avuto successo soprattutto perché si pone come un servizio di messaggistica gratuito, senza pubblicità, che garantisce la massima sicurezza delle conversazioni (il sistema di copertura e criptaggio dei dati a detta dei Durov lo rende invulnerabile), grazie alla possibilità di inviare messaggi cifrati con autodistruzione. Inoltre Telegram permette di creare canali per inviare un messaggio a più persone senza che queste possano comunicare tra loro, il che lo rende appetibile anche per i grossi brand che vogliono comunicare direttamente con gli utenti che accettano di iscriversi al canale (ad esempio con aggiornamenti su novità, promozioni, eventi).
Rispetto a Whatsapp, poi, consente di inviare ogni tipo di file, non solamente immagini in formato .jpg, anche pesanti fino a 2 GB.

Telegram quindi si sta rivelando ideale per comunicazioni più private e per creare gruppi di amici con cui scambiare file, video e foto mantenendo un livello massimo della privacy. Proprio per questo motivo l'app sta trovando degli ostacoli in molti paesi, Russia, Cina e paesi Mediorientali (accusato di essere il canale di comunicazione dell’ISIS), preoccupati di non poter monitorare cosa viene scambiato.
Ma Durov non ha intenzione di cambiare e ha ribadito di voler rimane fedele alla sua idea:

“La privacy è in definitiva più importante delle nostre paure per le situazioni spiacevoli, come il terrorismo. E’ un dato di fatto che in Medio Oriente c’è una guerra legata all’ISIS. Ammettendo che questa organizzazione criminale utilizzi Telgram per comunicare, ciò non implica che noi dobbiamo sentirci in colpa, noi stiamo proteggendo solo la privacy dei nostri utenti. Anche se non ci fosse Telegram o le sue modalità di fruizione fossero differenti, l’ISIS non trovandolo un mezzo sicuro, ne troverebbe di certo un altro per comunicare con le sue cellule.”

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